| Sensazionale
scoperta di un team scientifico statunitense:
le analisi chimico/fisiche sui residui pollinici trovati sui blocchi più
interni delle Tre Piramidi le fanno risalire ad un’epoca lontana dalle
date dell’Egittologia ortodossa
Del prof.
Ferdinando Caputi
| Dopo
11 anni di ricerche il laboratorio del CISREI, con sede negli
Stati Uniti, ha raggiunto un risultato che sicuramente farà
parlare per i prossimi anni. È vero che le Piramidi sono state
costruite in 20 anni, utilizzando 20.000 uomini e milioni di
blocchi di pietra, ma non nel periodo che finora si pensava, cioè
2.500 anni prima di Cristo, ma almeno 8.000 anni prima! I Faraoni
Cheope, Chefren e Micerino se ne sono soltanto impossessati in
qualche maniera, costruendo qua e là edifici e seppellendo le
loro barche funebri. Mi spiace moltissimo per i colleghi che hanno
scritto fiumi di parole e libri a non finire, ma purtroppo le
analisi chimico/fisiche sui residui pollinici trovati sui blocchi
più interni delle tre piramidi parlano chiaro 12.500 - 13.000
anni da oggi. E non solo, anche i campioni prelevati dalla Sfinge
(collo), scultura raffigurante un Leone, trasformata da Chefren,
hanno dato gli stessi risultati. Tutte le altre piramidi egiziane
sono venute dopo, nel tentativo di riuscire a costruire monumenti
altrettanto perfetti. |

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La cosa curiosa è che per
anni tutti (meno alcuni astronomi) si sono chiesti come fossero state
costruite le Piramidi e la Sfinge dando per scontato il quando. Pensate
che i prelievi dei campioni pollinici (per niente distruttivi e
facilissimi da effettuare) sono stati fatti da un ingegnere chimico del
nostro Centro in viaggio di nozze in Egitto nel 1990! Noi siamo
d’accordo sui tempi della costruzione del complesso della piana di Giza
ed in parte anche sui modi, ma non ci convinceva la collocazione temporale
di questi monumenti ed è per questo che abbiamo concentrato le nostre
ricerche su quello che doveva essere l’ambiente al momento
dell’edificazione delle Tre Piramidi. Era una savana con cicli piovosi
regolari, molto verde e con una fauna simile a quella keniota attuale. Il
popolo che vi abitava (discendente diretto degli Erectus Africani), grazie
al grande fiume (il Nilo), prosperò e si sviluppò molto prima della
grande civiltà Egizia… veneravano il Sole, le Stelle ed il Leone erano
organizzati a livello sociale e conoscevano molte cose...
I "paleoegizi",
controllavano già le piene del Nilo, canalizzavano le acque per
l’irrigazione dei campi, erano grandi osservatori del cielo e della
natura che li circondava. Avevano sofisticati strumenti di legno e di
pietra, con cui lavorarono alle tre grandi piramidi. Non conoscevano i
metalli, ma sapevano sfruttare al massimo gli utensili che avevano a
disposizione. Vivevano di agricoltura, caccia e pesca, ma raccoglievano
anche (le donne sapevano scegliere benissimo) i frutti e le erbe che
crescevano rigogliosi nella zona. La fauna era composta dagli animali
tipici della savana attuale, li studiavano a tal punto da conoscere
perfettamente le loro abitudini alimentari e di vita sociale. Molti di
questi, grazie a loro, diventeranno dei nel pantheon Egizio.
Non conoscevano la
scrittura, ma sapevano disegnare e scolpire perfettamente. Sono i "paleoegizi"
che sicuramente hanno trasmesso ai loro discendenti molti dati utili, per
fare in modo che progredissero nella civiltà. Seppellivano i loro morti
ed avevano riti funebri. I loro dei erano le stelle, il Sole ed il Leone e
sapevano benissimo di non essere soli sulla Terra. Avevano scambi
commerciali e culturali con gli altri grandi popoli presenti già 10.000 anni
prima di Cristo (Homo Sapiens Sapiens). Vivevano in villaggi organizzati e
le loro abitazioni erano di legno, paglia e mattoni di fango. Avevano
capi, ma le decisioni spettavano all’assemblea del popolo, che
organizzava i lavori socialmente utili e la difesa del territorio. Erano
cavatori e minatori molto esperti e con la pietra facevano cose
fantastiche (che sono arrivate fino a noi).
I risultati delle analisi
Come promesso, siamo pronti
alla pubblicazione dei risultati delle analisi che hanno portato a questa
importantissima scoperta. Prima parte: la prova chimico-fisica che ha
sancito la datazione di 12.500 anni da oggi alla costruzione delle tre
piramidi di Giza: l’analisi del polline. I microscopici granelli di
polline prodotti dalle piante e dispersi da insetti e uccelli, vento ed
altri agenti, sono caratterizzati da una grande varietà di forme e
dimensioni. La maggior parte di essi può essere identificata attraverso
il genere, e alcuni anche attraverso la specie (l’erba costituisce
un’eccezione a sé, perché il suo polline è identico per tutta la
famiglia delle erbe). Lo stesso sistema consente di identificare anche le spore di piante
non da fiore. Alberi e piante di diverso tipo producono diverse quantità
di polline, e non tutti i tipi si conservano bene. Nella maggior parte dei
casi comunque lo spettro pollinico, cioè la varietà dei tipi di polline
che si depositano in un dato luogo, riflette l’insieme della vegetazione
della zona. Lo studio degli spettripollinici moderni ed il loro confronto
con la moderna flora e vegetazione regionale costituiscono la base su cui
studiare gli spettri pollinici dell’antichità. In genere si usa
procedere a operazioni di estrazione di campioni nei pressi di antichi
insediamenti fluviali e palustri, e i diversi tipi
e quantitativi di polline presenti in ogni strato vengono accuratamente
contati. In genere ogni campione presenta dai 200 ai 500 granelli. I
risultati dell’analisi pollinica vengono quindi riportati in un
diagramma in cui sono evidenziate le diverse percentuali di polline nelle
varie piante (è questo il cosiddetto "profilo o diagramma
pollinico"). Ecco che, avendo analizzato i pollini depositatisi,
durante il loro taglio, nei blocchi più interni delle tre piramidi, è
venuta fuori, una vegetazione tipica della savana, con presenza di erbe
alte Graminacee (Andropogon, Setaria, Panicum ecc.) adornate dai fiori di
alcune bulbose Liliflore (Gladolus, Scilla ecc.) da qualche Poligala e da
alcune Labiate. Abbiamo anche trovato presenza di pollini di arboreee o
arbustacee (suffrutici arbusti ed alberi); questi ultimi costituivano
anche piccoli boschi. Una presenza importante è stata quella del Baobab (Adansonia
digitata), albero non molto elevato, ma dal grande tronco. Grazie alla
datazione al Carbonio 14 l’età esatta è risultata essere 12.500 + o -
300 anni da oggi!
Sarà dura accettarlo
Il team del laboratorio del
CISREI ha lavorato su elementi certi e soprattutto su rilievi effettuati
in situ con sistemi all’avanguardia. La datazione con il C14 sui pollini
è stata effettuata in tre Paesi diversi, senza far sapere da dove
provenissero i campioni, e tutti e tre i laboratori hanno dato il medesimo
risultato: 12.500 anni da oggi. Sembrerà strano che una notizia come
questa sia venuta fuori solo ora, ma volevamo essere pienamente sicuri del
nostro lavoro ed ora siamo disponibili a qualsiasi tipo di confronto con
gli studi finora effettuati da altri scienziati. Sarà dura accettare una
simile verità perché questo vorrebbe dire cambiare la storia e ci
saranno dure battaglie con tutti i "business" che girano intorno
a queste tre costruzioni. Il bello del nostro Centro Studi è che è pienamente autonomo e non
è finanziato da alcuna entità politica e soprattutto non ha nessun
interesse di fama o di gloria. I nostri studi sono già a disposizione di
tutti.
Erano "false
tombe"
Ora, in merito ai "paleoegizi",
vorremmo ricordare alcuni elementi interessanti. Gioser trovò le tre
piramidi, le liberò dalla sabbia e tentò, con il suo famosissimo
architetto Imhotep di costruirne almeno una uguale. Fu bravo, ma non riuscì
ad arrivare alla costruzione sperata. Non parliamo dei Faraoni venuti
dopo, i loro disperati tentativi si vedono ancora oggi nel deserto. Grande
idea quella dei "magnifici tre", Cheope, Chefren e Micerino,
fecero prima e se ne impossessarono ma, per rispetto ai loro gloriosi
antenati, pensarono bene di non scrivere i nomi e tanto meno di dipingere
o scolpire le costruzioni, le utilizzarono come "false tombe" e
tramandarono così la loro carriera di dominatori dell’Egitto facendola
sembrare quello che non era stata. Anche il Leone che dominava la piana di
Giza venne fatto modificare dal Faraone Chefren con la sua immagine per
immortalare, falsamente, un altro momento storico. E potremo continuare
così all’infinito, ma non vogliamo infierire più di tanto, lasciamo
così in sospeso un argomento che ha fatto scrivere migliaia di libri e
parlare milioni di persone. Noi abbiamo solo datato, con metodi
prettamente scientifici, tre monumenti misteriosi, costruiti da un grande
popolo 12.500 anni fa!
L’onda dei
sogni
Tutto ciò - le scoperte
del team CISREI guidato da Caputi - è semplicemente affascinante. Ora, in
attesa delle probabili e "sanguinose" battaglie che si
scateneranno fra il sapere dei dinosauri dell’ortodossia e quello che,
prepotentemente, viene riportato alla luce da uomini liberi dallo spirito
libero, noi profani di egittologia accontentiamoci di seguire l’onda dei
sogni che tale scoperta provoca nel nostro profondo. Penso, del resto, che
tutti coloro che hanno letto queste righe verranno trascinati dall’onda
suggestiva degli incredibili nuovi scenari (ma, in realtà postulati da
sempre dal cosiddetto "sapere non ufficiale") che si aprirebbero
sul nostro passato, presente e futuro di uomini appartenenti ad una delle
tante civiltà succedutesi sulla Terra. E, probabilmente, delle tante
civiltà presenti nell’Universo. Insomma: una bella lezioncina d’umiltà.
(Antonio Bruno)
Chi è Ferdinando Caputi
Il professor Ferdinando
Caputi, specializzatosi in Paletnologia a Genova e Archeologia e Storia
dell’Arte Orientale a Chicago,è laureato in Storia Antica ed è
Fondatore e Direttore del laboratorio CISREI (Centro Internazionale di
Studi e Ricerche) dotato
delle più moderne apparecchiature scientifiche, attrezzato per stabilire
le caratteristiche dei materiali e la datazione di tutti gli oggetti
d’arte antica. Ha collaborato con la Berkley University della California
per importanti ricerche in siti archeologici in Africa. Attualmente con il
Dr. Tarek Motwally dell’università di Alessandria d’Egitto sta
portando avanti il progetto "Dendera" finalizzato a salvare
questo meraviglioso Tempio Egizio di Età tolemaica.
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